RISCHIO SONNO - “Mi sono addormentato in poltrona”, “Mi sono annoiato”, “Ho cambiato canale”, “Molto meglio le gare del MotoGP”… sono solo alcune delle frasi ricorrenti che si sentono quando si parla della Formula 1 in televisione. In Italia si paga anche il prezzo (abbastanza alto) del periodo nero della Ferrari, che spegne gli entusiasmi degli appassionati tifosi del Cavallino, ma la sensazione è che l’interesse per la F1 è calato e continua a calare, e non soltanto nel pubblico italiano. Il critico televisivo del Corriere della Sera, Aldo Grasso, ha sintetizzato la situazione della F1 in tv con parole lapidarie: “uno degli spettacoli più soporiferi che la tv riesce a offrirci”. Grasso ha preso lo spunto per le sue considerazioni dal gran premio di Hockenheim di domenica 31 luglio, per puntare il dito contro la noia che caratterizza la Formula 1 di oggi, caratterizzata secondo la sua analisi da “un compendio di insensatezze, di stramberie, di contorsioni cervellotiche”.
IL BALLETTO DELLE GOMME - Al centro delle critiche l’eccessivo ruolo svolto dalle gomme e dalle scelte relative, con i diversi tipi a disposizione (ma non senza regole sulla possibilità e sugli obblighi di impiego di un tipo o l’altro). L’osservazione è innegabile, ma purtroppo non è la sola possibile. Ci sono infatti i paletti da rispettare per la regolazione dell’alettone (la cosiddetta “apertura”) che non sempre è consentita, così come ci sono limiti e condizioni per il pieno dispiegamento delle potenzialità del sistema di potenza. E poi i vari comportamenti vietati che magari cambiano da un gran premio all’altro. “Contorsioni cervellotiche” appunto. Tutto ciò si aggiunge alla oggettiva castrazione della sfida tecnica effettuata negli ultimi anni, con il motore che deve avere determinate caratteristiche uguali per tutti, così come il peso dell’aerodinamica finisce con il rendere le monoposto molto simili fra loro, perché è ovvio che la galleria del vento dia le stesse indicazioni a tutti.
SPETTACOLO SOLO DAGLI IM PREVISTI - Il risultato complessivo è che le emozioni in gara sono legate a eventi accidentali, come gli incidenti; e come dice la canzone: “Tutto il resto è noia”. Ma se questo è vero c’è da chiedersi se il “Circo” di Bernie Ecclestone non stia rischiando di essere messo da parte. Se la mancanza di emozioni e interesse continueranno è più che possibile che le platee televisive si ridurranno, rendendo altrettanto credibile una uscita dai palinsesti delle emittenti, dato che gli spazi sul piccolo schermo si conquistano con la capacità di richiamare e mantenere il pubblico. In Italia, già oggi, sono visibili “in chiaro” solo la metà delle dirette della Formula 1.
I RISCHI - E a quel punto che ne sarà delle laute sponsorizzazioni su cui vive la Formula 1. Gli sponsor infatti sborsano sì molti quattrini, ma non lo fanno (solo) per passione di qualche dirigente: vogliono e si aspettano una buona ricaduta pubblicitaria, che risulta debole se invece il pubblico televisivo diminuisce troppo. L’esistenza di questo rischio è affacciata anche da Aldo Grasso nel suo articolo, quando conclude dicendo che se non si trova il modo di ravvivare la corsa il circo di Ecclestone finirà per essere solo un peso insopportabile per le tv”. E tu cosa ne pensi?

































