INDISCREZIONI CONFERMATE - La Honda ha confermato di voler chiudere nel 2021 lo stabilimento inglese di Swindon, da dove escono circa 150.000 esemplari l’anno della berlina a cinque porte Honda Civic e della suv Honda CR-V. L’ufficialità della notizia segue le indiscrezioni emerse nelle scorse ore. A Swindon lavorano circa 3.500 persone, che la Honda proverà almeno in parte a non licenziare: stando a quanto annunciato, da oggi inizieranno le trattative con i sindacati per minimizzare i disagi per i dipendenti.
RIORGANIZZAZIONE GLOBALE - Secondo quanto dichiarato dalla casa giapponese, la chiusura della fabbrica di Swindon si inserisce in una più ampia riorganizzazione a livello mondiale; in questo contesto la Honda ha annunciato anche lo stop alla produzione della Civic in Turchia (dove ne fabbrica circa 38.000 l’anno). Quindi, almeno ufficialmente, il motivo non è la Brexit, l’uscita del Reno Unito dall’Unione Europea a partire dal 29 marzo senza un accordo di libero scambio che imporrebbe dazi sulle auto esportate. La Honda sostiene che la riorganizzazione della produzione è dovuta ad un riassetto a livello globale dovuto ai cambiamenti che si profilano all’orizzonte, dovuti alla progressiva diffusione delle auto elettriche. Emblematico in tal senso è l’esempio dell’utilitaria elettrica attesa nel 2020 (il prototipo verrà mostrato al Salone di Ginevra), che sarà fabbricata in Giappone pur essendo progettata per l’Europa.
30 ANNI DI PRODUZIONE - Come altre case giapponesi la Honda scelse nei primi Anni 90 il Regno Unito per edificare il suo primo polo produttivo europeo. All’epoca queste venivano definite dalla stampa “fabbriche cacciavite” perché, da una parte sfuttavano i grandi incentivi elargiti dal governo britannico, dall’altra consentivano l’ingresso nel mercato europeo senza il peso dei dazi e soprattutto del contingentamento delle auto giapponesi, che ne prevedeva quantitativi limitati per tutelare i produttori europei. La fabbrica di Swindon è operativa dal 1992. Nel 1989 è stato creato a Swindon un settore per la produzione di motori, mentre risale al 2001 l’ampliamento della fabbrica: la capacità massima è salita da quel momento a 250.000 vetture l’anno.