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Caso Uber, minacce a Maran

17 settembre 2014

Il nome dell’assessore alla Mobilità di Milano su un fantoccio impiccato: nessuna rivendicazione. Il gesto dimostrativo arriva dopo le tensioni fra Uber e tassisti.

Caso Uber, minacce a Maran
“GO HOME” - Milano: un manichino bianco è comparso, appeso ai cavi della luce, martedì 16 settembre mattina in via Mario Donati (nel quartiere popolare Lorenteggio). Sulla testa, la riproduzione del volto dell’assessore alla Mobilità, Pierfrancesco Maran (il cui cognome era ripetuto, in verticale, in altre parti del fantoccio); sul petto, invece, la foto di Benedetta Arese, manager della Uber, seguita dallo slogan “Go home” (una citazione della protesta dei tassisti Usa contro la app californiana che consente di prenotare via smartphone il servizio delle berline scure con conducente). Un gesto dimostrativo non rivendicato, che arriva dopo le tensioni fra tassisti e la Uber, coi primi che ritengono l’altra illegale. E con Maran “colpevole”, a loro giudizio, di non prendere una netta posizione anti-Uber.
 
REAZIONI - Maran ha subito replicato: “Le minacce non cambieranno le nostre posizioni: siamo convinti che la città debba aprirsi alla concorrenza e a nuove esperienze. I nostri uffici sono sempre aperti e il dialogo con i tassisti ci sarà sempre. Auspico che le forze dell'ordine trovino quanto prima gli autori del gesto, intollerabile”. All’assessore è arrivata solidarietà bipartisan, mentre la prefettura ha disposto misure d’attenzione per lui e per la dirigente della società americana. E i tassisti? “Chiunque sia stato è un imbecille”: lo dicono anche i gruppi più ostili a giunta e alla Uber.


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Ritratto di Lo Stregone
18 settembre 2014 - 10:00
Ma per piacere. Dire che la porta dell'ufficio dell'assessore è aperta per il dialogo e poi aggiungere che la concorrenza fa bene, è un controsenso. Io penso che invece si voglia calpestare i diritti dei cittadini, imponendo delle scelte a monte.

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