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Il primo camion a zero emissioni

09 giugno 2014

Prodotto dall'inglese Smith, il Newton debutta oggi sulle strade italiane. È il primo camion elettrico, utilizzato da un'azienda di trasporti.

Il primo camion a zero emissioni
ALL’ESTERO È GIÀ UNA REALTÀ - Sulle strade del nostro paese arriva il primo autocarro medio-pesante completamente elettrico, nato per effettuare le consegne nei centri storici delle grandi città, off-limits durante le ore del giorno per i mezzi tradizionali. Si chiama Newton, e misura quasi 9 metri di lunghezza: pesa (a pieno carico) 10 tonnellate e ha una portata utile di 5. La prima azienda a dotarsi di questo veicolo a zero emissioni è la Niinivirta-Transport (ha sede a Tribiano, in provincia di Milano, e si occupa di trasporti e distribuzione da e per i paesi scandinavi), sulla scia di Stati Uniti, Regno Unito e Germania, che già da qualche anno usano questo tipo di mezzi. Per esempio, la Coca Cola effettua le consegne nell’area centrale di New York proprio con un Newton. 
 
DUECENTO CHILOMETRI DI AUTONOMIA - Costruito dalla Smith Electric di Newcastle, nel Regno Unito, il Newton è simile, per quanto riguarda telaio e carrozzeria, ai camion che incrociamo tutti i giorni sulle strade, ma la vera novità è “sotto la pelle”. È spinto, infatti, da un motore elettrico da 163 CV, alimentato da accumulatori di ioni di litio (posizionati sotto il piano di carico), con sistema automatico di recupero di energia in frenata: secondo il costruttore, l’autonomia è di circa 200 chilometri.  Per ottimizzare il rendimento, il veicolo è equipaggiato con pneumatici Continental LSR 1+ a bassa resistenza al rotolamento, dotati di sistema ContiPressureChec per il monitoraggio della pressione di gonfiaggio e la temperatura di esercizio. Il prezzo è di 120.000 euro, ma per acquistarlo occorre rivolgersi direttamente al produttore: in Italia, per il momento, non ci sono concessionari ufficiali della Smith.


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Ritratto di asweil
10 giugno 2014 - 14:49
Soluzione apprezzabile per il riguardo ambientale ma.... visto che l'autonomia di 200 km (specialmente per un'azienda di trasporti) non sono nulla, che si fa al termine della carica? Si va in giro a cercare una presa elettrica? E in più i costi di "fermo" del mezzo a ogni carica chi li ripaga? E' già difficile per le automobili, figuriamoci per un'azienda del genere dove il tempo è denaro... apprezzabile l'idea, ma a mio avviso con tali autonomie è economicamente svantaggioso

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