PRIMA LE MOTO - “All’uomo più veloce, l’animale più lento”: con queste parole, nel 1932, Gabriele D’Annunzio regalò a Tazio Nuvolari una tartaruga d’oro con le iniziali del pilota incise sul guscio. Un portafortuna, che “Nivola” avrebbe portato sempre con sé in gara. Nato il 16 novembre del 1892 nella campagna mantovana, a Castel d’Ario, Tazio Nuvolari era figlio di Arturo, un agricoltore con la passione per le corse ciclistiche. La passione per le competizioni era molto sentita in casa Nuvolari: fu uno zio di Tazio, anch’egli corridore in bicicletta, a introdurre il futuro campione, poco più che ventenne, alle gare motociclistiche, nelle quali avrebbe colto tante affermazioni. La prima vittoria in una corsa automobilistica, alla Coppa di Verona con la Ansaldo 4CS di famiglia, è invece datata 1921. Nuvolari ha gareggiato per ben tre decenni, fra il 1920 e il 1950, diventando il pilota “da battere” per eccellenza e legando il suo nome a marche come Alfa Romeo, Bugatti e Auto Union (l’Audi di oggi).
DALLA SCUDERIA NUVOLARI ALL’ALFA ROMEO - Nel 1928 il “Mantovano volante”, rotti gli indugi, si gettò a tempo pieno nelle competizioni a quattro ruote fondando la Scuderia Nuvolari, forte di quattro Bugatti: due per lui, altrettante per l’amico (e rivale) Achille Varzi. Ma sarà il 1930 l’anno della svolta: Tazio Nuvolari venne ingaggiato dall’Alfa Romeo come pilota ufficiale, legando il suo nome a tanti trionfi della casa milanese. Il primo alla Mille Miglia di quell’anno, vinta al volante della 6C 1750, con il celebre sorpasso notturno a fari spenti sul rivale Achille Varzi. Nel 1938 Tazio Nuvolari passò all’Auto Union (foto sopra) e, dopo la guerra, corse ancora la Mille Miglia del 1948, con una Ferrari 166 SC, sfiorando la vittoria. Tazio Nuvolari si spense quattro anni più tardi, malato e colpito da un ictus. Ai funerali, la sua bara fu scortata dai più grandi piloti del tempo: Alberto Ascari, Luigi Villoresi e Juan Manuel Fangio.