TANTO TUONÒ CHE PIOVVE - Dopo sette mesi di dichiarazioni, riunioni, impegni, alla fine tutto si è risolto in un lapidario “questo signore non ha le risorse per rispettare l’accordo che aveva firmato”. A pronunciare la frase è stato il ministro per lo Sviluppo economico Corrado Passera (foto sopra) davanti alla Commissione Industria del Senato, e “questo signore” è Massimo Di Risio, l’imprenditore di Isernia titolare della DR Motor che aveva puntato a rilevare dalla Fiat lo stabilimento siciliano di Termini Imerese.
RISORSE MANCANTI - Alla fine del 2011 Di Risio aveva firmato un accordo, per il quale però le banche gli avevano chiesto adeguate coperture che non sono mai arrivate. Ora, in pratica, il destino dell’impianto e dei suoi addetti è totalmente incerto. L’accordo - firmato dalla Fiat, DR Motor, governo e sindacati - prevedeva che 640 lavoratori andassero in “mobilità” per essere “accompagnati” alla pensione, mentre degli altri ex dipendenti Fiat ne erano rimasti 930 che avrebbero dovuto essere assunti dalla DR Motor.

Nei piani della DR la DR3 doveva essere prodotta in Sicilia: ora è tutto da rifare.
NUOVE IPOTESI - Il ministro ha anche dichiarato che, archiviata l’ipotesi della DR Motor, il governo cercherà una soluzione alternativa, fattibile e concreta, cioè un acquirente con le risorse necessarie per procedere all’affare in maniera che lo stabilimento abbia una prospettiva affidabile. Passera ha anche spiegato che la decisione di tagliar corto è stata presa per evitare che si arrivasse al termine del periodo di cassa integrazione senza che la vicenda fosse risolta.
INCERTEZZA TOTALE - La svolta registratasi in Parlamento a Roma ha subito avuto uno strascico polemico con varie dichiarazioni di sindacalisti e politici che hanno sottolineato come l’inaffidabilità della proposta della DR Motor fosse palese fin dall’inizio, e che in sostanza si sia soltanto perso tempo. E ovviamente le difficoltà legate alla crisi economica generale non rendono affatto facile la ricerca di qualcuno interessato alla stabilimento e ai suoi addetti. Non è dato a sapere se la decisione del ministro sia stata presa avendo in mente un’ipotesi concreta o se sia avvenuta completamente “al buio”. Da parte dei sindacati è stato sottolineato che sino a che la vicenda non sarà chiusa positivamente la stessa Fiat non può considerarsi esentata da cercare di contribuire a trovare una soluzione.












































