TRISTE ANNIVERSARIO - Non solo per gli appassionati di Formula 1 oggi è una giornata particolare. Sono trascorsi 20 anni dalla morte di Ayrton Senna, tre volte campione del mondo (1988, 1990 e 1991), vincitore di 41 gran premi si 162 disputati e salito sul podio 80 volte, oltre ad avere ottenuto 65 pole position. Numeri che rendono superflua qualsiasi parola sul valore del pilota Senna. Un nome che appartiene a quella ridottissima sequenza tra cui gli appassionati scelgono il proprio “più forte di tutti i tempi” a seconda delle simpatie, dell’età, della propria visione delle corse: Tazio Nuvolari, Juan Manuel Fangio, Jim Clark, Ayrton Senna, Michael Schumacker.
Senna sulla McLaren nel 1989.
DOLORE GLOBALIZZATO - Quella di Senna fu tragedia di un intero popolo, quello brasiliano, che lo amava, forse idolatrava. Ma fu un immenso dolore per gli appassionati di tutto il mondo. Per quelli italiani poi fu una cosa particolare, perché l’incidente fatale avvenne in Italia, nel cuore della “Terra dei Mutur”, alla curva del Tamburello dell’autodromo di Imola. Così la morte di Senna scosse tutti, ma gli italiani di più.
LA SFORTUNA - L’incidente avvenne al settimo giro del Gran Premio, per la rottura dello sterzo in un punto in cui Senna viaggiava a oltre 300 all’ora. L’impatto della sua Williams contro il muretto fu tremendo ma bizzarramente si può dire che a uccidere Senna fu una ineffabile casualità: il braccetto delle sospensioni che andò a infilarsi nel casco colpendolo alla testa in modo irrimediabile.
Un giovanissimo Senna ancora in Formula Ford.
WEEK END DI MORTE - Del resto tutto quel week end fu contrassegnato dalla tragedia: prima un pauroso “avviso” al venerdì, con l’incidente gravissimo a Rubens Barrichello; poi al sabato la morte del pilota austriaco Roland Ratzemberger, anche lui del 1960 come Senna. Da allora il primo maggio a Imola è qualcosa di particolare.
RICORDO VIVO - A distanza di vent’anni dalla sua morte, curiosamente Senna viene ricordato forse più per le sue doti umane e per la sua personalità parecchio lontana dallo stereotipo del pilota guascone e tutto-e-solo motori. A essere ricordata è la sua personalità complessa, in cui la dedizione manichea alla guida si accompagnava a una visione della vita in cui trovavano posto la sensibilità per il popolo, il rispetto per tutti e anche la trascendenza. Se il suo ricordo è così vivo dunque, la spiegazione non è solo nei numeri pur impressionati del suo bilancio sportivo e neanche nella sua epica rivalità con Alain Prost, che dominò la scena dei gran premi per diversi anni.