GREAT WALL SUGLI SCUDI - Mentre a New York archiviava definitivamente le ipotesi di alleanze o altro tra FCA e Great Wall (“produzioni troppo simili” ha affermato il CEO del gruppo FCA), dalla Cina è rimbalzata la notizia di colloqui avanzati tra la stessa Great Wall e la BMW diffusa dall’agenzia Reuters. A fonte sarebbe un top manager della BMW che non ha voluto essere identificato. Una seconda fonte ha poi precisato che l’operazione ha come obiettivo il varo di una joint venture tra le due case per la produzione di vetture elettriche in Cina. Sede prevista per l’iniziativa sarebbe la città di Changshu. La produzione in questione verrebbe venduta con il marchio Mini.
TENDENZA DIFFUSA - In pratica l’operazione sarebbe la risposta di BMW e Great Wall (uno dei più grandi costruttori cinesi) ai piani governativi cinesi a proposito dell’auto a zero emissioni. I programmi di Pechino prevedono infatti che per il 2025 almeno il 20% delle auto vendute dovranno essere appunto a motore elettrico, per poi far crescere questa percentuale ulteriormente negli anni successivi, fino alla eliminazione dei veicoli a benzina e gasolio. Si tratterebbe in sostanza di una operazione analoga a quelle già portate in porto da Mercedes (con la BYD), Volkswagen (JAC) e Ford (Zoyte).
LA BORSA CI CREDE - Nonostante si tratti soltanto di una indiscrezione, va sottolineato che il mondo finanziario pare credere nella prospettiva della joint venture BMW-Great Wall: ieri alla Borsa di Shanghai il titolo Great Wall è salito del 20% proprio in conseguenza delle voci sull’operazione con la BMW. Ed è significativo che contemporaneamente hanno perso il 2,5% le azioni della casa cinese Brilliance (con cui la BMW ha una preesistente joint venture).










