VALZER DI POLTRONE - La Borsa sembra accogliere con sollievo le dimissioni del responsabile delle vendite in Europa della Fiat, Andrea Formica (nella foto in alto), arrivate ieri sul tavolo dell’amministratore delegato Sergio Marchionne. A un’ora e mezza dall’apertura delle contrattazioni, il titolo del Lingotto guadagna l’1,54% a 4,2 euro. Le dimissioni del cinquantenne manager, un passato alla Ford e alla Toyota, dov’era vicepresidente per l’Europa, erano nell’aria da tempo. Tanto che il suo nome era stato escluso dal “super board” voluto da Marchionne per guidare congiuntamente la Fiat e la Chrysler; in occasione della nomina dei nuovi vertici del gruppo, a Formica era stato anche tolta la responsabilità del brand Fiat, assegnata a Olivier Francois. Tuttavia, dalle parti di Piazza Affari devono essersi sentiti rassicurati dal formale passo indietro del manager. Da qui il segno più del titolo. Intanto, si scalda in panchina il “veterano” Lorenzo Sistino (nella foto sotto): sarà probabilmente il 49enne manager torinese, in Fiat dal 1987, il prossimo responsabile vendite per il Vecchio Continente (in aggiunta all’incarico di capo del settore veicoli commerciali); almeno, salvo contrordini di scuderia dell’ultimo minuto.

DIFFICOLTÀ IN EUROPA - Ad “affondare” Formica, il crollo di vendite registrato dalla Fiat in Europa, con una quota di mercato che, nei primi sei mesi del 2011, si è ristretta al 7,2% dall’8,1% dello stesso periodo dell’anno precedente, immatricolando oltre 76.000 vetture in meno. Il che equivale a un calo del 12,6% rispetto alla metà del 2010. Nessun’altra casa ha perso tanto in Europa. Certo, la colpa non si può imputare tutta a Formica: pesano la congiuntura economica internazionale, nonché l’uscita di produzione di numerosi modelli (dalla Seicento alla Punto Classic, dalla Croma alla Multipla e all’Ulysse) non ancora del tutto rimpiazzati.
PRODUZIONE RIDOTTA? - Non stupiscono pertanto le voci riportate dal sito Finanza.com e uscite sulla stampa locale, secondo cui lo stabilimento polacco di Tychy si appresterebbe a ridurre del 10% la produzione prevista per quest’anno, a causa del calo della domanda.


















