UNA VISIONE COMUNE - I dubbi e le preoccupazioni continuano ad affliggere il mondo dell’auto. La crisi di chip, gli effetti della pandemia e il mercato italiano messo a dura prova (qui, per saperne di più), non offrono un contesto stabile al settore, che già in difficoltà, si troverà a breve anche ad affrontare la futura transizione energetica. Una situazione complicata che ha spinto Fim, Fiom, Uilm e Federmeccanica a presentare congiuntamente un appello al Governo, affinché intervenga per salvaguardare le migliaia di posti di lavoro e le filiere produttive messe a rischio dalle possibili precarietà del futuro. "Il rischio è di lasciare a casa oltre 70.000 lavoratori” secondo il presidente di Federmeccanica, Federico Visentin.
RICHIESTA DI UN PIANO - Il documento presentato dai sindacati ha l’obiettivo rendere il settore automotive centrale nelle scelte di politica industriale del Governo, sottolineando come ci sia la necessità di risorse finanziarie specifiche e soluzioni innovative. Dunque, l’azione dei sindacati è mirata a sollecitare le istituzioni, per una visione precisa e concreta, su come si dovrebbe sostenere il mondo dell'auto in vista della transizione ecologica. Una considerazione che nasce anche dalla specificità dell’industria nel nostro Pasese, al momento orientata alla motorizzazione tradizionale, messa appunto in discussione dal piano della UE.
UN FONDO SPECIFICO - I sindacati, oltre alla richiesta di un piano, chiedono delle risorse necessarie all’istituzione di un fondo specifico dedicato al mondo dell’auto. Per un mezzo monetario che contenga misure di accompagnamento alle transizioni industriali, alla reindustrializzazione verso la mobilità elettrica e digitale e alla tutela occupazionale e formativa delle figure professionali.




















































































































