DALLE PAROLE AI FATTI - Si cominciano a vedere gli effetti della strategia del presidente eletto Donald Trump per favorire (proteggere) il made in Usa e quindi l’occupazione nel paese. Ieri la Ford ha fatto sapere di aver messo a punto un nuovo piano industriale che non prevede più la realizzazione di un nuovo stabilimento in Messico da destinare alla produzione dei modelli compatti Focus e Fiesta. Per tale impiego saranno utilizzati gli stabilimenti esistenti negli Usa. Inoltre è previsto un investimento di 700 milioni di dollari per allestire un impianto dedicato alla fabbricazione di modelli elettrici (13 per la precisione). Anche quest’ultimo negli Usa.
CAMBIAMENTO DI ROTTA - Le novità sono state al centro di una intervista rilasciata dal CEO della Ford, Mark Fields, alla catena televisiva CNN. Il manager ha spiegato la decisione con la contrazione delle vendite delle berline compatte e con la necessità strategica di attrezzarsi per le nuove esigenze del settore auto, auto elettrica e guida autonoma. Contemporaneamente però ha anche espresso un giudizio favorevole sui programmi politici di Donald Trump a proposito dell’industria automobilistica, volti a sostenere l’occupazione nel paese. Va infine anche detto che lo stesso Trump non ha esitato a prendersi il merito della decisione della Ford di annullare il programma messicano, riaffermando così le proprie opinioni in materia.
MADE IN USA A SUON DI TASSE - L’essenza di queste idee del presidente eletto è semplice: le case americane devono produrre in America e se producono all’estero i loro prodotti importati vanno tassati pesantemente. E va detto l’idea non è stata archiviata assieme alla campagna elettorale: proprio ieri lo stesso Trump ha scritto un tweet rivolto alla General Motors in cui dice che la casa importa negli Usa la Chevrolet Cruze fabbricata in Messico, questo senza pagare tasse aggiungendo: “Costruite negli Usa, oppure pagate le tasse doganali”. La GM ha poi precisato che solo una piccola parte delle Cruze importate negli Usa arriva dalla fabbrica messicana (da gennaio a novembre 2016 4.500 su un totale prodotto di 172 mila). La parte più importante delle Cruze vendute negli Usa è prodotta a Lordstown, nell’Ohio.
IL TRATTATO ESISTENTE - Il progetto di una nuova fabbrica in Messico, nella località di Sant Luis Potosi, era stato annunciato nel mese di aprile dell’anno scorso. La strategia della casa americana si basava sulla norma prevista dal trattato di libero scambio vigente nel Nord America (NAFTA) secondo cui i prodotti all’estero importati negli Usa non pagano tasse doganali se il 65% dei componenti sono di origine nordamericana.
I PIANI “ELETTRICI” PER GLI USA - L’investimento negli Usa destinato ai programmi dell’auto elettrica riguardano invece uno stabilimento Ford a Flat Rock, vicino a Detroit, dove è prevista la creazione di 700 nuovi posti di lavoro. Quanto alla produzione della Ford Focus, attualmente prodotta a Warren, nello stato del Michigan, dovrebbe essere destinata a un altro stabilimento messicano già esistente, in località Hermosillo.
RIDUZIONE DELLE TASSE - Quanto alle idee di Trump in tema di industria dell’auto, il capo della Ford, Mark Fields, ha espresso un giudizio positivo sulle intenzioni del neo-presidente di ridurre le tasse alle società dal 35% al 15%. Ciò assieme all’introduzione appunto di una tassa del 35% sui prodotti di importazione, anche se di marca americana. Fields ha così affermato: “esprimiamo la nostra fiducia nel presidente eletto e nelle politiche fiscali annunciate. Noi pensiamo che le sue riforme fiscali e le sue nuove regolamentazioni possano essere di importanza determinante per rafforzare la competitività degli Stati Uniti determinando un rilancio dell’industria manifatturiera americana. Ford è un costruttore mondiale, ma la nostra casa è qui, negli Stati Uniti”.







































