TUTTO IN REGOLA - Non ha trovato irregolarità l'inchiesta condotta dalla Renault sui compensi del suo presidente Carlos Ghosn, arrestato in Giappone il 19 novembre con l'accusa di non aver dichiarato alle autorità di borsa tutti i guadagni percepiti alla Nissan (si parla dell'equivalente di circa 43 milioni di dollari). L'indagine svolta dalla casa francese si è soffermata sugli stipendi fra il 2015 e il 2018. Una prima valutazione delle cifre non ha fatto emergere anomalie, è scritto in una nota della Renault, che ha deciso per questo motivo di non destituire il manager dalle cariche di presidente e amministratore delegato, oggi detenute ad interim da Thierry Bolloré. Questo a livello ufficiale ma, secondo indiscrezioni, gli azionisti sarebbero già alla ricerca del suo sostituto. Secondo quanto riporta l’agenzia Boomberg, presso il ministero economico del Governo francese, azionista di peso della Renault, ci sarebbe già una “short list” di candidati.
L'ACCUSA È DI ILLECITO FINANZIARIO - L'arresto di Carlos Ghosn ha fatto seguito a un'indagine interna della Nissan, il costruttore che insieme alle Mitsubishi e Renault forma l'alleanza di cui il manager era alla guida. Al momento dell'arresto la Nissan spiegò che da mesi indagava sulla base di una soffiata, dalla quale sarebbe emersa la condotta illecita di Ghosn e Greg Kelly, un altro manager di spicco dell'alleanza. Fondati i sospetti, è stata la casa giapponese a rivolgersi alla magistratura di Tokyo. Ghosn è stato licenziato prima dalla Nissan e poi dalla Mitsubishi, mentre la Renault ha deciso per ora di temporeggiare. Il manager brasiliano è stato accusato di illecito finanziario e resterà in stato di fermo almeno fino al 30 dicembre.


