LIBERALIZZAZIONE PREMATURA? - La pandemia ha fatto esplodere le vendite di mezzi elettrici leggeri, come le biciclette e i monopattini. Si può dire che molte biciclette elettriche sono usate come surrogato dei ciclomotori: in centri abitati non troppo grandi possono benissimo sostituirli con vantaggi economici e con minori vincoli derivanti dal Codice della Strada. Ed è proprio alle biciclette che sono stati equiparati, a partire dal 1° gennaio 2020, i monopattini elettrici: una norma che ha dato loro il via libera anche in quei Comuni che non hanno aderito alla sperimentazione del giugno 2019 (qui per saperne di più). Questa sperimentazione riguardava tutti i veicoli per la micromobilità - quindi anche hoverboard, Segway e monoruota - con limiti di 6 km/ora nelle aree pedonali e 20 km/ora in generale. Una serie di incidenti (qui per saperne di più) hanno però fatto sorgere più di un dubbio sulle modalità con le quali si è proceduto.
RIFORMA ATTESA - Dal marzo 2020 i monopattini possono essere guidati da minori con più di 14 anni senza patentino e senza assicurazione ma il loro motore non deve erogare più di 500 watt, ossia 0,68 CV. Come riportato dal Sole 24Ore, però, le allarmanti notizie sugli incidenti che hanno visto coinvolti i guidatori di monopattini e biciclette hanno riproposto l’urgenza di prendere provvedimenti restrittivi. I ciclisti che hanno perso la vita nel primo trimestre 2021, infatti, sono stati ben 44. Si sta quindi cercando di velocizzare la sonnacchiosa riforma del Codice, praticamente in stallo nella Commissione Trasporti. Sia la proposta in discussione alla Commissione, DdL C2675 presentato il 24 settembre 2020, sia il DdL 2140 presentato al Senato il 16 marzo 2021 prevedono infatti delle restrizioni. Si parla di guida solo se maggiorenni e dell’uso obbligatorio di casco e giubbotto catarifrangente. Altri divieti riguarderebbero la circolazione dopo il tramonto e la sosta sui marciapiedi, passibile persino di rimozione.
ARRIVA L’ASSICURAZIONE? - Segnaliamo che la discussione del DdL 2675 è iniziata il 15 marzo e che queste proposte si integrerebbero con le norme del 2020, che introducevano le “strade urbane ciclabili” con limite a 30 km/h e priorità a questi veicoli e le “corsie ciclabili”, intermedie fra le normali carreggiate e quelle riservate. Ricordiamo anche la circolazione contromano, autorizzabile dal sindaco solo sulle strade urbane con limite fino a 30 km/h o dentro le ZTL. Sembra poi rafforzarsi la possibilità dell’assicurazione obbligatoria, valutata al Ministero dei Trasporti un paio di anni fa ma giudicata inopportuna dalla politica. La drammaticità delle cifre segnalate dall’Asaps (l’ultimo oggi 21 aprile davanti alla Villa Reale di Monza) sembra però riportarla all’attualità. Il conto aggiornato a febbraio scorso riferisce infatti di 125 sinistri gravi, con 2 decessi, 11 feriti in prognosi riservata e 49 casi di prognosi superiore ai 40 giorni. Il testo iniziale del DdL conferma l’obbligo per i mezzi in sharing ma questo sposta poco, dato che sono già assicurati dal gestore del servizio. Si arriverà ad una polizza obbligatoria per tutti questi microveicoli? Sarebbe una complicazione pesante ma le cifre drammatiche e la guida ‘allegra‘ che vediamo quotidianamente potrebbero non lasciare alternative, anche perché i controlli non sembrano all’altezza. Il fatto che gli investimenti in sicurezza stradale siano carenti e non sembrano essere previsti nel Piano nazionale di ripresa e resilienza desta poi molta perplessità.