CHIUSO DA TRE ANNI - Sembra finalmente giunto a una soluzione il contenzioso fra la Fiat e il ministero dei Beni Culturali sulle sorti del
museo Alfa Romeo di Arese (aperto nel 1976, ospita 250 vetture storiche), ormai da tre anni chiuso al pubblico. Grazie anche alla mediazione della regione Lombardia e di altri enti, a ottobre dovrebbero prendere il via i lavori per la sua ristrutturazione. Oltre al museo, potrebbe essere riattivato l’attiguo piccolo circuito di prova degli ex stabilimenti Alfa Romeo e aperti uno show room per i nuovi modelli della casa italiana, oltre a un punto di ristoro. La struttura dovrebbe riaprire al pubblico nell’
estate 2015, giusto in tempo per attrarre almeno una parte dei visitatori del vicino Expo di Milano.
SALVATI I “DOPPIONI” - Il rapporto tra la Fiat, proprietaria dell’Alfa Romeo dal 1986, e il ministero dei Beni Culturali (tramite la soprintendenza lombarda) si era bruscamente arrestato lo scorso marzo, quando il Tar aveva rigettato la richiesta di annullamento del vincolo sul Museo pretesa dal Lingotto, rinviando le decisioni alla nuova udienza prevista proprio per il prossimo ottobre. Oggetto del contendere, erano anche gli otto “doppioni” di Alfa storiche che la Fiat intendeva vendere per ricavarne fondi, da destinare alla ristrutturazione. Cosa cui la soprintendenza aveva risposto con un fermo rifiuto.
RAGION DI STATO - Oltre all’Expo, che offre una vetrina di risonanza mondiale per l’Alfa Romeo, a sbloccare la situazione dando impulso alla riapertura del museo è stato anche l’ultimo piano industriale presentato da FCA, che colloca in una posizione chiave il marchio del Biscione. Per il rilancio, la collezione gioca un ruolo fondamentale in tutta la sua interezza. Perché, mutilarla dei famosi otto “doppioni”, potrebbe rivelarsi un clamoroso autogol. La riqualificazione del museo dovrebbe svolgersi sempre con la supervisione della soprintendenza, in quanto il vincolo per la sua sede e per le sue auto dovrebbe rimanere. Non solo per gli alfisti e per gli appassionati, ma anche per chi a cuore il patrimonio storico italiano, questa riapertura è una buona notizia.