CHE COSA È CAMBIATO - Sale il prezzo del greggio, come riporta l’Unione Petrolifera. Nel 2017 i prezzi del petrolio hanno oscillato in una forchetta fra i 50 e i 60 dollari per barile, con picchi proprio in questi giorni: la media annua è di 54,2 dollari, in crescita di ben il 25% rispetto alla media del 2016. Siamo anche oltre il livello del 2015. Quale la causa? L’accordo “Opec Plus” di fine 2016 firmato da 24 Paesi, per un taglio complessivo alla produzione di 1,8 milioni barili al giorno dal 1° gennaio al 30 giugno 2017. L’accordo è stato prolungato lo scorso 30 novembre per tutto il 2018, con l’obiettivo di mantenere i prezzi sui livelli attuali, che appaiono un giusto compromesso per i Paesi produttori e per i consumatori. Invece, le tensioni geopolitiche in Medio Oriente hanno pesato poco: solo pochi anni fa, dice l’Unione Petrolifera nel suo report annuale, sarebbe bastato molto meno per tornare a parlare di quota 100 dollari/barile.
E IN ITALIA… - Nel 2017 i consumi di energia italiani sono stati di 161,8 MTep: un Megatep, ovvero un milione di tonnellate equivalenti di petrolio (corrisponde alla quantità di energia ricavabile da mille chilogrammi di questo combustibile). Rispetto al 2016 è cresciuto del 6,6% l’utilizzo di gas, che rafforza la propria posizione di prima fonte energetica italiana. Seguito dal petrolio, in calo dal 2010: da allora, un quinto in meno.
AUTO, QUALI SCELTE - L’Unione Petrolifera fotografa anche il mercato dell’auto: nei primi 11 mesi del 2017, l’88% dei veicoli di nuova immatricolazione sono stati a benzina e gasolio, alimentazioni che continuano a essere le preferite. In netto aumento le auto ibride (una quota sul totale del 3,3%). Per le elettriche solo le briciole: lo 0,1% del mercato del nuovo. L’automobilista italiano resta il più tartassato d’Europa in tema di accise: l’incidenza della componente fiscale sul prezzo finale è stata del 66% per la benzina e del 63% per il gasolio rispetto a una media europea, rispettivamente, del 63% e del 58%. Intanto, in Italia, si stima che il numero dei punti vendita della rete di distribuzione dei carburanti sia di 20.500, in ulteriore flessione di 400 impianti rispetto al 2016. Si aggrava la situazione dei distributori sulla rete autostradale: dal 2010, il calo dei volumi è addirittura del 53%.