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Componentistica: un universo industriale che esporta

19 marzo 2015

Le aziende produttrici di componenti per l’auto sono una grande realtà in Italia. Soprattutto riescono a esportare la gran parte della loro produzione.

Componentistica: un universo industriale che esporta
38 MILIARDI DI FATTURATO - Secondo l’Osservatorio Autopromotec (la rassegna bolognese dedicata al mondo delle officine, dei ricambi e della componentistica) le aziende italiane produttrici di componenti per il settore automotive sono circa 2.400. Secondo l’Anfia (l’associazione delle aziende del settore automotive) il fatturato del comparto nel 2013 è stato di 37,9 miliardi di euro.
 
GRANDI ESPORTATORI - Oltre la metà di questo fatturato è realizzato con l’export, che nel 2014 ha raggiunto i 19,27 miliardi di euro, sostanzialmente stabile rispetto al 2013 (le statistiche riportano un calo dello 0,2%). Il mercato di destinazione più importante è la Germania, a cui si riferisce il 20,7% del fatturato realizzato con le esportazioni. Al secondo posto c’è la Francia (11,05%), seguita dagli Stati Uniti, con un fatturato di 1,8 miliardi e che nel 2014 hanno fatto registrare un aumento del 21%. Vengono poi Spagna e Gran Bretagna.
 
LE REALTÀ IN CALO - Il quadro generale comunque presenta segni diversi. Una sensibile contrazione l’hanno registrata quattro grandi realtà produttive importanti come America Latina (-32,9% verso il Brasile e -11% verso il Messico), Turchia, Russia e Belgio. Nel complesso le esportazioni verso i paesi extra UE segnano un calo dell’11,7%. In crescita dell’1,4% (a 2,5 miliardi di euro di fatturato) è stato l’export verso l’Asia. 
 
CAPACITÀ DI ADATTARSI - Si tratta dunque di un comparto industriale dalle notevoli capacità, che ha saputo inventarsi nuovi modi di esistere dopo che la produzione di auto in Italia si è fortemente ridimensionata. Nel 2000 infatti nel nostro paese vennero prodotti 1.738.000 veicoli (1.422.284 autovetture) mentre nel 2013 i veicoli fabbricati sono stati 658.207 (388.465 le vetture). Ciò nonostante le tante aziende della componentistica (la produzione riguarda un po’ tutti i generi di componenti) hanno saputo trovare sbocchi all’estero, tanto che ci sono aziende che spediscono all’estero la stragrande parte della loro produzione.


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Ritratto di TheStig_97
19 marzo 2015 - 11:34
Menomale che l'automotive in Italia ha questo su cui aggrapparsi, sennò Termini Imerese poteva anche chiudere, invece adesso appartiene alla Bluetec e continua a produrre componentistica, e forse in un prossimo futuro un'auto ibrida.
Ritratto di IloveDR
19 marzo 2015 - 11:43
3
e diligente che lavora e produce fra mille difficoltà, senza proclami, senza ipocrisia...la spina dorsale di un paese che nella difficoltà di se. La FCA se la possono tenere gli americani.
Ritratto di IloveDR
19 marzo 2015 - 11:45
3
l'Italia nelle difficoltà da il meglio di se! (corretto)
Ritratto di Highway_To_Hell
19 marzo 2015 - 12:43
in Italia è Magneti Marelli ed appartiene ad FCA (che, giustamente, "se la tiene" americana o olandese che sia). Quello che invece purtroppo "non si tiene" è che chi infarcinsce i propri interventi con una notevole ignoranza dell'industria automotive mista a pura cialtroneria da tastiera inviti altri alla maturità...
Ritratto di IloveDR
19 marzo 2015 - 16:25
3
appartiene a FCA, vuol dire che non è più italiana...l'articolo parlava di aziende italiane, sei off topic HTH
Ritratto di jodel_ricola_rulez
21 marzo 2015 - 07:51
Allora la tua amata peugeot sarebbe cino-svizzera.. e la renault giapponese..
Ritratto di Porsche
19 marzo 2015 - 13:29
Con buona pace degli antitedeschi. Germania 20%. Se non sono soldi questi cosa sono ? La Germania è il più grande cliente/partner dell'italia che ha contribuito e contribuisce più di ogni altro paese. Il comparto automotivo italiano appartiene al manifatturiero italiano che nonostante una classe politica vergognosa riesce ad eccellere, seconda in europa solo dopo berlino. Non ci sono parole. COMPLIMENTI !!!
Ritratto di Flavio Pancione
19 marzo 2015 - 13:31
8
e ci si ritrova a lamentarsi assieme ai giornalisti dei solito problemi senza far nulla. Tralasciando ciò che va bene, ciò che funziona , ciò che facciamo meglio e così via.. lamentatevi pure.. prego.
Ritratto di jodel_ricola_rulez
21 marzo 2015 - 07:43
Il nazionalismo e il protezionismo industriale dei tedeschi e dei francesi VS il provincialismo e l'esterofilia degli italioti. Enjoy: "una grande azienda tedesca ci ha detto chiaramente che la sede centrale gli ha imposto di assegnare il 50% delle commesse a aziende tedesche - entro certi limiti anche a prescindere dal prezzo - il 25% a fornitori dell'Europa dell'est e il restante 25% all'estremo oriente. Con loro noi fatturavamo 2.000.000 di Euro l'anno e oggi li abbiamo completamente persi. La stessa cosa con la Francia, prima realizzavamo il 30% del fatturato lì, poi hanno deciso di favorire i fornitori francesi" (pag.52) http://www.regione.piemonte.it/industria/sist_info/dwd/ricercaPmi.pdf
Ritratto di IloveDR
21 marzo 2015 - 09:28
3
ha usato sempre metodi mafiosi per strozzare le altre aziende italiane del settore...almeno negli altri stati europei c'è anche concorrenza interna.
Ritratto di jodel_ricola_rulez
21 marzo 2015 - 14:29
In tutti e 4 i maggiori mercati interni europei ci sono state delle grandi concentrazioni tra gruppi del settore a causa della globalizzazione.. è successo in UK.. dove la mancanza di un gruppo forte ha portato alla totale disgregazione di gran parte dei gruppi storici nazionali..è successo in Francia.. dove i 2 grandi gruppi "nazionali" hanno praticamente inglobato tutti gli altri marchi storici, senza dimenticare la lunga collaborazione tra i 2 gruppi nazionali in merito ai motori, e a tutta la componentistica che, de facto, è confluita in pochi grandi gruppi interni controllati dallo stato...(Es.Valeo, Faurecia, Sekurit ecc.). Nella ricca e potente Germania, alcuni marchi storici come Opel e Daimler hanno rischiato il fallimento.. Ecc.

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