ALTRO CAPITOLO - Negli Usa si è aperto un altro fronte per la Volkswagen, sempre a proposito dello scandalo Dieselgate. Nonostante l’accordo raggiunto con le autorità federali (con relativi costi per una quindicina di miliardi di euro, QUI per saperne di più) tre stati americani hanno avviato altrettante cause legali contro il costruttore tedesco. L’accusa è di violazioni delle norme ambientali, con il coinvolgimento di numerosi (“dozzine”) dipendenti del gruppo a vari livelli, tra cui anche top manager che sarebbero stati al corrente del fatto che le auto con i motori EA189 non erano in grado di rispettare gli standard sulle emissioni senza pesanti conseguenze su consumi e prestazioni, per cui sarebbe stato deciso l’impiego del software incriminato.
TOP MANAGEMENT - Tra i dirigenti tirati in ballo dalle iniziative legali dei tre stati ci sono sì il precedente amministratore delegato Martin Winterkorn e il responsabile prodotto Christian Klinger, ma anche quello attuale Matthias Müller, accusato di “aver fatto parte del giro” in quanto in parte a conoscenza dei problemi esistenti con le emissioni delle vetture turbodiesel con motore EA189. Gli stati che hanno avviato le rispettive cause legale sono quelli di New York, del Massachusetts e del Maryland (dove complessivamente sono state vendute circa 58 mila vetture irregolari) ma non è escluso che altri stati decidano di procedere analogamente. A proposito delle possibili conseguenze, viene avanzata l’ipotesi che potrebbe esserci una nuova raffica di sanzioni nell’ordine di centinaia di milioni di dollari. A proposito di Müller, il procuratore generale dello stato di New York Eric Schneiderman ha affermato che pur non essendo “a conoscenza delle violazioni di legge” l’attuale capo della Volkswagen “sapeva di alcuni aspetti del problema”.
LA CASA DEPLORA E SMENTISCE - In merito alle iniziative avviate nei tre stati, da parte del gruppo Volkswagen c’è stata una dichiarazione della portavoce Jeannine Ginivan che ha giudicato “spiacevole che nonostante l’accordo intercorso tra la casa e le autorità federali alcuni stati abbiano deciso di aprire nuovi contenziosi che non aggiungono nulla a quanto già noto”. E a proposito del coinvolgimento di Müller la risposta della Volkswagen è ancora più netta: “l’accusa è assolutamente è infondata”. Oltre alle iniziative legali dei procuratori federali degli stati di New York, Massachusetts e Maryland va anche segnalata una ulteriore iniziativa legale che secondo l’agenzia Reuters sarebbe stata presa nei giorni scorsi. Il dipartimento per i servizi finanziari dello stato di New York ha intimato alla Volkswagen Group of America (la sussidiaria per gli Usa della casa tedesca) di fornire una serie di documenti entro il 27 luglio. Il materiale richiesto riguarda sempre la vicenda del software illegale per limitare le emissioni di NOx delle vetture turbodiesel.






























































