BENVENUTA MERAVIGLIA - Il momento tanto atteso è finalmente arrivato: la Gordon Murray Automotive ha tolto i veli al suo ultimo gioiello, la T.33. La nuova supercar - concepita, secondo il credo di Gordon Murray, tra i più brillanti e creativi ingegneri dell’automobile di tutti i tempi, intorno al concetto della purezza e della massima precisione di guida - prende quindi posto accanto alla GMA T.50, dalla quale eredita, opportunamente aggiornato, il motore, e alla sua versione da pista, la T.50 Niki Lauda.

SOLO 100 AL MONDO - Pur portando i gradi di “piccola” della famiglia, la GMA T.33 tiene saldamente fede al Dna delle sorelle maggiori, confermandone l’estrema esclusività: sarà costruita rigorosamente a mano in soli 100 esemplari, al prezzo di 1,37 milioni di sterline, e per poterla guidare i clienti dovranno attendere il 2024. Osservandola nei minimi particolari e spulciando la scheda tecnica, non c’è un singolo aspetto banale o scontato e tutto, dal primo all’ultimo bullone, appare come una logica conseguenza della più alta manifestazione di quella che, alla Gordon Murray Automotive, non a caso chiamano “arte ingegneristica”. A far gridare al miracolo più d’ogni altra cosa, però, è quel che si trova appena dietro la coppia di sedili in fibra di carbonio, ovvero il 12 cilindri a V siglato GMA.2, dove il numero 2 sta a indicare che i progettisti, sotto la sapiente guida di Gordon Murray, hanno lavorato di fino per conferire nuove sfumature al funzionamento di quello che moltissimi esperti considerano senza alcun timore di smentita il V12 “definitivo”.

RASENTA LA PERFEZIONE - Per caratteristiche tecniche e sonorità, il dodici cilindri aspirato da 3,9 litri della GMA T.33 ricorda molto da vicino i grandi motori che hanno fatto la storia della Formula 1. La liaison, d’altronde, è reale e tangibile, perché il propulsore è stato sviluppato in collaborazione con la Cosworth, azienda che non ha bisogno di presentazioni quando si parla di macchine da corsa e che Gordon Murray conosce molto bene dal lontano 1974, quando la Brabham BT44 da lui progettata, con Carlos Reutemann al volante, gli regalò, per giunta sul circuito di casa, a Kyalami, in Sudafrica, la sua prima vittoria da ingegnere di Formula 1. Giusto per dare qualche numero - e nell’attesa che la casa diffonda quelli relativi alle prestazioni -, il V12 della GMA T.33 pesa appena 178 kg, tira fino a 11.100 giri e sprigiona 615 CV, con il 75% della coppia disponibile già a 2.500 giri e un picco di 451 Nm a 9000 giri. Completamente di nuova progettazione sono gli alberi a camme, inclusa la fasatura variabile delle valvole, così come del tutto inediti sono il sistema di aspirazione e pure l’impianto di scarico. Per completare l’opera, gli inglesi della Xtrac hanno progettato un cambio manuale a sei marce dalla precisione chirurgica: accoppiato al motore, costituisce peraltro un blocco semi-strutturale, facendosi carico dell’assorbimento di una buona parte delle forze trasmesse all’autotelaio durante la guida.

PESO PIUMA - A proposito di autotelaio della GMA T.33, potrà apparire scontato ma nel progettarlo Murray e il suo team hanno ricercato (e ottenuto) il mix perfetto tra rigidità e leggerezza. La monoscocca in fibra di carbonio, nella quale è ricavata una cellula di sicurezza molto simile a quella delle attuali monoposto di Formula 1, ha consentito un risparmio di circa 300 kg rispetto alle supercar tradizionali, fermando l’ago della bilancia sotto i 1.100 chili. Prendendo il dato del rapporto peso/potenza e volendo fare un paragone un po’ campato in aria, è un po’ come se la GMA T.33 fosse una city-car… con 546 CV. Ovvio che i conti non tornano, in questa proporzione, perché sarebbe impossibile e scriteriato trascurare le infinite variabili legate al progetto di una supercar di tal pregio, ma almeno si ha un’idea incontrovertibile dell’enorme potenziale al capitolo prestazioni. Velocità pura, certo, ma non solo, perché tanta potenza a nulla servirebbe senza poterla controllare e sfruttare sino all’ultimo cavallo.

PER PILOTI VERI - Ecco quindi che entrano in gioco le sospensioni, raffinatissime, del tipo a doppio braccio sia davanti che dietro, e l’aerodinamica, sulla quale stavolta i progettisti hanno lavorato senza l’aiuto del miracoloso “ventolone” a effetto suolo della T.50, prezioso retaggio della Brabham BT46B con motore Alfa Romeo disegnata dallo stesso Murray alla fine degli Anni 70. Sulla GMA T.33 a garantire un carico aerodinamico da capogiro provvede l’ampia presa d’aria frontale, la cui specifica conformazione incanala il flusso d’aria nel sottoscocca fino al doppio diffusore posteriore, schiacciando l’auto a terra senza il bisogno di vistosi alettoni o minigonne. L’unico componente attivo è lo spoiler posteriore, che in frenata si solleva come i flap degli aeroplani, per imprimere una maggior decelerazione. Alta ingegneria che si comanda con pochi ma sapienti gesti, alla vecchia maniera e, soprattutto, senza futili distrazioni. Da non credere, oggi che persino nel mondo delle supercar, fino a ieri duro e puro, maxi-schermi e aiuti elettronici d’ogni sorta la fanno da padroni. Eppure basta dare un’occhiata all’interno: ci sono solo un volante, una leva del cambio e tre pedali. Insomma, tutto quel che serve per sentirsi piloti per davvero.


















































































