MAI CON COLPA - Eccesso di prudenza, o meglio, rispetto del Codice della Strada fin troppo alla lettera: questa è la (neanche tanto) velata accusa che si può muovere alle Google Car che sperimentano la guida autonoma nel traffico reale. Dal 2009 a oggi, i test su strada - Google è uno dei pochissimi produttori autorizzati a farlo in California, dove ha sede - hanno prodotto 16 incidenti: percentualmente pochi, ma soprattutto causati al 100% dall’errore umano.
BACIO INVOLONTARIO - L’ultimo episodio, reso pubblico da Big G all’inizio della settimana, fa pensare: a fine agosto l’auto ha diligentemente rallentato in prossimità di un passaggio pedonale per fare passare un pedone; peccato che l’automobilista che la seguiva l’abbia tamponata senza pietà: come risultato, danni di carrozzeria e un leggero colpo di frusta patito dall’occupante della vetturetta autonoma - sulle Google Car c’è sempre un dipendente pronto a intervenire in caso di bisogno. Pare proprio che l’intervento di quest’ultimo abbia prodotto una decelerazione brusca, che ha colto di sorpresa l’auto che seguiva l’incolpevole Google Car.
TROPPO BUONE E SICURE? - Lo spunto è opera di Donald Norman, il direttore del Design Lab dell’Università della California, che ha dichiarato al New York Times: “Il vero problema è che sono troppo sicure”, aggiungendo che le Google Car “devono imparare ad essere aggressive nella giusta dose. E la giusta dose dipende dalle differenti culture”. Insomma, alla Google Car manca quel pizzico di elasticità e di malizia che deriva dall’esperienza di guida: quella che può fare interpretare (ma è un vizio tipicamente italiano) un “quasi-rosso” come un “ancora-giallo” per liberare in fretta un incrocio, o porta a guardare nel retrovisore in circostanze analoghe a quelle del tamponamento subito. Perché non è detto che a un guidatore formalmente perfetto possa corrispondere un ecosistema di guidatori altrettanto perfetti.