INDISTRUTTIBILE - Correva il 1974 quando l'antenata dell'attuale Classe E, la Mercedes W115 (soprannominata “/8”, “barraotto”, per ricordarne l'ultima cifra dell'anno di nascita, il 1968), aggiungeva alla propria gamma motori un 3 litri a gasolio con un frazionamento inedito: un 5 cilindri siglato OM 617 (foto qui sotto). Si affiancava ai diesel da 2 litri (e 55 CV, neanche tanto da trotto e certo non da galoppo), 2.2 (60 CV) e 2.4 (65 CV): unità le cui potenze specifiche, pari a meno di 30 CV/litro, sono in linea con quelle degli attuali trattori più evoluti. Motori indistruttibili, in grado di macinare centinaia di migliaia di chilometri in totale tranquillità. In tutti i sensi, a dire il vero.
IL PRIMO A CINQUE - La soluzione scelta dai tecnici Mercedes per il cinque cilindri era antesignana di quella che oggi chiamiamo costruzione modulare: in pratica, al 2.4 a 4 cilindri, ne veniva aggiunto uno in più, ottenendo un cinque cilindri in linea da 3.005 cc, lasciando ovviamente invariata la cilindrata unitaria. Sulla carta, la migliore soluzione per ottenere economia costruttiva e prestazioni migliori: i 15 CV in più rispetto al 2.4 della 240D permettevano alla Mercedes 240D 3.0 (nelle foto, la sigla 300D sarebbe arrivata sulla Mercedes successiva, la W123) di raggiungere 148 onorevolissimi km orari di velocità massima (coincidenti, peraltro, con la velocità di crociera) e uno 0-100 km/h inferiore ai 20” (come raffronto, la 200D ne richiedeva più di 30). I consumi dichiarati erano pari a 10 km/litro: non male per l'epoca, visto che la crisi energetica del '73, figlia della Guerra del Kippur, si faceva sentire alquanto.
QUASI VENT'ANNI DI CARRIERA - Quel 5 cilindri, uno dei capisaldi dei diesel moderni, ebbe una carriera alquanto lunga: montato sulla W115 e sulla Q123 (berlina e station wagon), nel 1979 venne rivisto nella testa, nella precamera di combustione, nell'asse a camme e nelle misure caratteristiche (-0,1 mm di alesaggio). La potenza crebbe così a 88 CV (a 4400 giri anziché 4000). La base dell'OM 617 servì per i nove record di velocità conseguiti dalla C111, vettura-laboratorio per antonomasia, che girò per 12 ore a Nardò alla velocità media di 316 km/h con una versione turbocompressa, in grado di erogare prima 190 e poi 230 fantascientifici CV: potenza impensabile, per l'epoca, per un motore a gasolio (anzi, come si diceva, “a nafta”). Sovralimentato con un turbo per la produzione di serie, sulla 300SD del 1978 divenne il primo turbodiesel della storia (i CV erano 110 a 4.200 giri): concluse la carriera nel 1985 come turbo a quota 125 CV e, come aspirato, addirittura nel 1991, equipaggiando la fuoristrada 300GD.