PERDITE PESANTISSIME - Gli analisti economici erano curiosi di vedere come avrebbe reagito la Borsa con il titolo
Volkswagen dopo le
accuse dell’Epa, Agenzia per la Protezione dell’Ambiente, statunitense alla casa di tedesca di aver dotato il motore turbodiesel 2.0 TDI di un software capace di modificare le regolazioni del motore e quindi gli scarichi a seconda che la vettura in considerazione fosse oggetto del test per misurare consumi ed emissioni, o invece stesse viaggiando normalmente per strada (ne abbiamo scritto
qui e
qui). La curiosità non era immotivata, visto che all’apertura della Borsa di Francoforte le azioni Volkswagen hanno subito segnato una perdita di valore di circa il 13%, per poi perdere ancora sino ad arrivare al 15,35% in meno alle ore 10 e raggiungere addirittura il 22% nelle ore successive. Ciò significa una perdita di valore complessivo pari a una quindicina di miliardi di euro.
PROSPETTIVE INCERTISSIME - L’andamento così negativo della Borsa fa intuire quali conseguenze catastrofiche potrebbe avere la vicenda. Come noto, l’Epa potrebbe decidere una sanzione pari a 18 miliardi di dollari, che inevitabilmente peserebbe sul bilancio del Gruppo Volkswagen (sopra la fabbrica di Chattanooga nel Tennesee). Così come la vicenda potrebbe avere pesanti conseguenze sulle vendite, non soltanto negli Stati Uniti, per via del discredito piombato improvvisamente sulla casa tedesca. In particolare il mercato americano, dove la Volkswagen fa segnare risultati stentati. Sarà difficile che l’accusa, con esplicita ammissione di colpa da parte del gran capo del gruppo Volkswagen Winterkorn, non provochi una contrazione delle vendite anche negli altri mercati, oltre a quello americano, dove le vendite dei modelli diesel con il motore 2.0 TDI (il propulsore al centro dello scandalo), ieri sono state sospese. Importanti analisti si spingono sino a paventare una crisi più profonda del gruppo Volkswagen, causata da un calo delle vendite dovuto alla perdita di credibilità. È evidente che una tale situazione porterebbe con sé una tempesta sui conti del Gruppo.
WINTERKORN TRABALLA? - Tra le opinioni raccolte dalla stampa internazionale non manca neanche quella che fa riferimento alla posizione del ceo del gruppo Martin Winterkorn, uscito da poche settimane da un attacco mossogli da Ferdinand Piech, grande azionista del gruppo. Nello scontro Winterkorn ha avuto la meglio e Piech ha abbandonato tutte le sue cariche sociali nella società, ma il fatto che tra le ragioni dell’insoddisfazione di Piech per Winterkorn ci fosse proprio la scarsa redditività delle azioni Volkswagen e il non buono andamento delle vendite Volkswagen negli Usa, certamente torneranno ancora più d’attualità con la vicenda delle accuse rivolte alla Volkswagen dall’Epa.
SCUSE UFFICIALI - Winterkorn ha rilasciato una dichiarazione ufficiale, con un comunicato del gruppo, in cui si dice costernato per quanto successo e si scusa con i clienti e con il pubblico. Oltre a ciò ha fatto avviare una indagine esterna per appurare esattamente come siano andate le cose. Questo ultimo fatto potrebbe dire che tra non molto potrebbero esserci teste che cadono ai massimi livelli della casa, ma intanto Winterkorn è inevitabilmente il primo a essere sotto accusa.
ADDIO MERCATO USA - Per quanto riguarda le conseguenze sulle vendite, l’autorevole periodico tedesco Manager Magazine a proposito notizia della sospensione delle vendite negli Usa delle auto Volkswagen e Audi con motore diesel, ha aggiunto che la decisione del gruppo sarebbe in realtà per una fine totale delle vendite diesel sul mercato nordamericano. Del resto la cosa è comprensibile, visto che le campagne promozionali della Volkswagen su quel mercato da un po’ di tempo puntavano appunto sul concetto di “clean diesel”, diesel pulito. E con una vicenda del genere si può immaginare quale piega prenderanno le vendite…
DUBBI PIÙ AMPI - Infine è da segnalare che nella stessa mattinata del crollo dei titoli Volkswagen, hanno perso colpi anche le azioni di altre case automobilistiche, sia pure con percentuali molto inferiori a quella del tonfo Volkswagen. Le azioni Daimler (Mercedes) e BMW, per esempio, hanno perso il 4%. La cosa fa pensare che nel mondo degli investitori sia latente il sospetto, o il dubbio, che la vicenda del software truffaldino non sia un’esclusiva del gruppo tedesco.