CIFRE DA RECORD - Il carico fiscale che grava sugli automobilisti italiani è cresciuto nel 2015 di 0,5 punti percentuali, attestandosi alla cifra record di 71,9 miliardi di euro. Lo certificano i dati raccolti dall’Associazione Nazionale delle case automobilistiche presenti in Italia, l’Anfia, secondo cui il comparto vale da solo il 4,4% del Prodotto Interno Lordo italiano: la percentuale risulta più elevata di tutti i Paesi europei ed è superiore di un punto rispetto alla media del continente, vicina al 3,4%, a conferma delle spese elevatissime che gli automobilisti devono sostenere ogni anno. La maggior parte degli incassi è legata all’utilizzo dell’automobile, che ha prodotto l’81% del gettito complessivo e generato ricavi per 58,2 miliardi di euro.
PIÙ KM PERCORSI IN AUTOSTRADA - La seconda fonte di entrate è costituita dalle spese al momento dell’acquisto, che pesano per il 10,7%: il pagamento dell’Iva e dell’Ipt è valso l’anno scorso ben 7,7 miliardi di euro, il 13,1% in più rispetto al 2014. Il restante 8,3% degli incassi è legato al pagamento della tassa di possesso, il cosiddetto bollo, che ha fruttato 6 miliardi di euro. Il gettito è calato dell’1,2% pur a fronte di un incremento del parco circolante, segno che l’imposta viene molto spesso evasa. Nel 2015 è cresciuta invece la spesa relativa alla manutenzione, alla riparazione e all’acquisto di ricambi, che ha fruttato 9,9 miliardi di euro (+6,8%), mentre i pedaggi hanno generato il 4,7% in più: la voce ammonta a 1,95 miliardi e si traduce in 79,4 miliardi di chilometri, il 3,6% in più rispetto al 2014.
AUMENTI IN VISTA? - Gli introiti legati ai premi assicurativi sono cresciuti del 5,4% e si sono attestati a 4 miliardi, in maniera opposta rispetto alla voce parcheggi e contravvenzioni: in questo caso l’aumento è stato dell’1,9% e ha generato 5,5 miliardi. L’Anfia sottolinea infine come il prelievo fiscale relativo ai carburanti sia aumentato del 2,1%, raggiungendo i 980 milioni, in virtù dell’aumento dei prezzi (+0,3%) e delle quantità consumate (+1,9%). Il prezzo industriale dei singoli carburanti si è ridotto però in maniera omogenea, ma in modo parallelo è aumento il peso della componente fiscale: l’iva e le accise sono cresciute per la benzina dal 60,7% al 65,5%, dal 56,5% al 62% per il gasolio, dal 37,2% al 42,1% per il gpl e dal 18,5% al 22,4% per il metano. Il tutto con la minaccia di possibili nuovi adeguamenti, previsti nel biennio 2017-2018.