I problemi di Libia ed euro li pagano gli automobilisti
Un paio di giorni fa, il prezzo dei carburanti ha toccato dei nuovi record: in media, 1,616 euro per un litro di benzina (dato relativo alla Campania) e a 1,497 per il gasolio (in Sicilia). La colpa è in parte della crisi libica e del grave subbuglio di tutta l’area nordafricana, che ha fatto salire il petrolio verso i 110 dollari al barile. È vero che siamo lontani dal massimo (147 dollari) del luglio 2008, ma rispetto ad allora c’è da tenere conto che l’euro si è indebolito rispetto al dollaro. Buttiamo poi nel calderone – come sempre accade quando il prezzo del petrolio sale sull’ottovolante – le speculazioni finanziarie in campo internazionale, e si può capire come benzina e gasolio siano arrivati a prezzi da gioielleria. Sia quel che sia, comunque, alla fine pagano gli automobilisti.
La metà va allo Stato
C’è da ricordare che lo Stato incamera circa il 50% dei soldi che lasciamo al benzinaio. Lo fa innanzitutto tramite le accise: imposte introdotte nel corso degli anni, legate a eventi particolari, e mai eliminate. Per esempio, su ogni litro di benzina, paghiamo 0,5 centesimi per l’alluvione di Firenze del 1966, 3,6 per il terremoto dell’Irpinia (1980) e qualcosa persino per la guerra di Abissinia (1935). E così via. Secondo dati recenti di Nomisma energia, le accise costituiscono il 37,1% del prezzo della benzina e il 29,7% di quello del gasolio. E non è finita qui: per arrivare al prezzo finale, c’è da aggiungere il 20% di Iva. Si può sperare che il pesante prelievo statale si riduca dopo l’incontro della commissione tecnica di valutazione dei prezzi della benzina, convocato per domani, 11 marzo, dal ministro dello Sviluppo Paolo Romani. Vedremo se, come si auspica da più parti, si arriverà a ridurre (in maniera temporanea, sia chiaro…) le accise.
> LA LISTA DI OLTRE 1000 DISTRIBUTORI "NO LOGO"
“No logo” per spendere un po’ meno
In attesa degli interventi del governo, per risparmiare qualcosa potete fare il pieno presso le cosiddette pompe “bianche”: distributori indipendenti, non legati ai grandi marchi petroliferi, che spesso riescono a fare prezzi “stracciati”. Tanti i motivi: acquistano i carburanti all’ingrosso direttamente in una delle 25 raffinerie italiane; non sostengono spese per la pubblicità; cercano di compensare un margine di guadagno ridotto con la maggiore quantità di carburante venduto; infine, riducono all’osso i servizi offerti all’automobilista. Per aiutarvi a scoprire dove sono, vi alleghiamo un elenco aggiornato di 365 distributori “bianchi”, un po’ in tutta Italia. Tenete conto che non sempre fanno risparmiare: ogni gestore decide liberamente che prezzi fare, e sta a voi verificare se davvero sono inferiori a quelli degli altri distributori della zona.
Scelta della vettura e tipo di guida: i risparmi veri stanno qui
In ogni caso, valutate bene se vale la pena: per esempio, con un’auto che percorre, in media, 13 chilometri con un litro, con 0,08 euro al litro in meno (e sono già tanti) risparmierete circa 90 euro ogni 15.000 chilometri. Non male, ma solo se per arrivare al distributore non dovete fare una lunga deviazione; altrimenti, il risparmio si annulla (senza considerare la perdita di tempo). Infine, tenete conto che, per tagliare parecchio la spesa-carburante, più che sulla scelta del distributore, conviene agire al momento dell’acquisto della vettura (confrontando i consumi che riportiamo nelle nostre prove) e sul modo di guidare: velocità moderata, uso il più possibile frequente delle marce alte (per esempio, a pari andatura, meglio la quinta della quarta) e guida “fluida”, senza accelerate e frenate brusche.