02
2015
febbraio 2015
Editoriale pubblicato su alVolante di

Nella calza solo carbone

COMINCIA MALE, PER GLI AUTOMOBILISTI, il 2015. Non certo perché la legge di stabilità reintroduce il bollo per le vetture “over 20”, il cui effettivo valore storico è tutto da dimostrare e che, essendo utilizzate prevalentemente per il normale impiego quotidiano, danneggiano l’ambiente e mettono a rischio la sicurezza stradale: queste auto, come tutti sanno, sono altamente inquinanti e, spesso, in pessimo stato. La stessa legge, del resto, conserva l’esenzione dal pagamento della tassa di proprietà per le vere vetture d’epoca, quelle con più di 30 anni. In realtà, è per ben altre ragioni che gli italiani sono stati trattati ancora una volta dalla classe politica come quei bambini così disubbidienti da non meritare un regalo nemmeno a Natale. Il problema vero è che non c’è traccia, nei provvedimenti d’inizio 2015, di una qualche iniziativa a favore dell’automobile e di chi la usa.

LA RIFORMA DEL CODICE DELLA STRADA annunciata nel documento di economia e finanza dello scorso aprile? Se ne riparla, forse, per la fine di quest’anno. La trasformazione del bollo da imposta di possesso a tassa di circolazione? Non pervenuta: era nello stesso documento. Uguale destino per la rimodulazione dell’Ipt sui passaggi di proprietà (in funzione del valore commerciale del veicolo) e per l’atteso accorpamento Pra-Motorizzazione. Quest’ultimo è stato inserito e poi tolto prima dal decreto sulla spending review e poi dal disegno di legge dedicato al riordino della pubblica amministrazione. Per non parlare delle proposte dell’Unrae (l’unione delle case estere) per rivitalizzare, attraverso un serio programma di incentivi e detrazioni fiscali, le vendite di auto nuove e le riparazioni: due settori duramente colpiti dalla crisi. Ignorate.

IN COMPENSO, RIMANE IL SUPERBOLLO sulle auto di lusso, anche se non ha gratificato l’erario con gli incassi previsti, contribuendo, anzi, a deprimere un intero settore economico. A rendere ancora più desolante il quadro, la legge di stabilità aumenta le spese per chi si appella al giudice di pace, con l’obiettivo di fare cassa e disincentivare i ricorsi (salvo retromarce con la solita circolare chiarificatrice). Nessun regalo, dunque: semmai, un po’ di carbone nella calza della Befana. Possiamo consolarci con i prezzi di benzina e gasolio, scesi del 16% rispetto all’autunno nero del 2012 per via del crollo del greggio. Una bella boccata d’ossigeno per tante famiglie. Ma, senza il peso di accise e Iva, la discesa sarebbe stata del 32%.
 

Guido Costantini



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Ritratto di giorgiogrillo
2 febbraio 2015 - 13:42
Capisco tutto, anche che l'Italia è l'unica nazione europea ad avere la categoria (fiscale) delle ultraventicinquenni. Ma è anche l'unica nazione ad avere i costi annuali delle polizze RC spesso superiori al valore delle auto da assicurare, il prezzo dei carburanti per il 60 % fatto di tasse, l'unica ad avere fantasiose limitazioni alla circolazione (l'inquinamento è una brutta bestia, per questo bisognerebbe affrontarlo seriamente, combattendo anche e soprattutto le auto Euro 7-8-9-... ma con emissioni da carroarmato e le caldaie dei riscaldamenti a 25 °C). Quindi vorrei sapere come si pensa di tutelare il patrimonio storico delle auto d'epoca (e la libertà delle persone a curare i propri ricordi) se si decide di uccidere le auto a venti anni, bollandole come killer per inquinamento ed altre amenità. Non è sufficiente che i proprietari si sobbarchino le limitazioni al loro uso dovute a consumi, guasti, difficoltà nelle riparazioni, officine incapaci, ricambi introvabili, necessità di risparmiarle ...? . Per il resto, caro Direttore concordo, come spesso succede con AlVolante
Ritratto di Direttore di alVolante
13 febbraio 2015 - 16:37
Buongiorno, e grazie per il commento. Come faremo ad avere le trentenni, se le “uccidiamo” a venti? In realtà, le automobili “over 20” in giro per le nostre strade non sembrano affatto a rischio d’estinzione. Le statistiche ci dicono che è anche grazie a queste vecchie auto se il parco circolante italiano è il più vecchio d’Europa, con un’età media di 16 anni. Quelle con più di vent’anni, infatti, sono quasi cinque milioni. Sono tutte in mano ad appassionati? Sono tutte iscritte ai club? Sono tutte d’interesse storico? Neanche per sogno. La stragrande maggioranza di queste vetture viene usata per i normali spostamenti quotidiani: sono auto normalissime, prodotte in milioni di pezzi, e prive – salvo qualche eccezione – della minima originalità tecnica o stilistica.. Si tratta di prodotti industriali che vale la pena tutelare, perché importanti sul piano “storico” o culturale? Il discorso si farebbe lungo. Quel che è certo è che, prive nella quasi totalità dei casi dell’impianto antibloccaggio delle ruote in frenata e degli airbag, tutte senza il prezioso controllo elettronico della stabilità, queste automobili, spesso, sono delle “mine vaganti”. Soprattutto perché in pessimo stato. Inoltre, inquinano. I loro motori sono a norma euro 0 o euro 1: emettono gas pericolosi per la salute in misura decine di volte superiore a quelli prodotti dai moderni propulsori euro 5 o 6. La mia opinione è che prima le togliamo dalle strade, queste “over 20”, meglio è. Ma, se proprio qualcuno vuole usarle, che non venga a chiedere l’esenzione dal bollo. Magari dopo avere bussato alle porte di un registro storico per ottenere una legittimazione non sempre meritata. Il ragionamento vale, naturalmente, anche per le “over 30”, per le quali si presume però che, proprio in virtù della maggiore età, quei requisiti ci siano.

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