COMINCIA MALE, PER GLI AUTOMOBILISTI, il 2015. Non certo perché la legge di stabilità reintroduce il bollo per le vetture “over 20”, il cui effettivo valore storico è tutto da dimostrare e che, essendo utilizzate prevalentemente per il normale impiego quotidiano, danneggiano l’ambiente e mettono a rischio la sicurezza stradale: queste auto, come tutti sanno, sono altamente inquinanti e, spesso, in pessimo stato. La stessa legge, del resto, conserva l’esenzione dal pagamento della tassa di proprietà per le vere vetture d’epoca, quelle con più di 30 anni. In realtà, è per ben altre ragioni che gli italiani sono stati trattati ancora una volta dalla classe politica come quei bambini così disubbidienti da non meritare un regalo nemmeno a Natale. Il problema vero è che non c’è traccia, nei provvedimenti d’inizio 2015, di una qualche iniziativa a favore dell’automobile e di chi la usa.
LA RIFORMA DEL CODICE DELLA STRADA annunciata nel documento di economia e finanza dello scorso aprile? Se ne riparla, forse, per la fine di quest’anno. La trasformazione del bollo da imposta di possesso a tassa di circolazione? Non pervenuta: era nello stesso documento. Uguale destino per la rimodulazione dell’Ipt sui passaggi di proprietà (in funzione del valore commerciale del veicolo) e per l’atteso accorpamento Pra-Motorizzazione. Quest’ultimo è stato inserito e poi tolto prima dal decreto sulla spending review e poi dal disegno di legge dedicato al riordino della pubblica amministrazione. Per non parlare delle proposte dell’Unrae (l’unione delle case estere) per rivitalizzare, attraverso un serio programma di incentivi e detrazioni fiscali, le vendite di auto nuove e le riparazioni: due settori duramente colpiti dalla crisi. Ignorate.
IN COMPENSO, RIMANE IL SUPERBOLLO sulle auto di lusso, anche se non ha gratificato l’erario con gli incassi previsti, contribuendo, anzi, a deprimere un intero settore economico. A rendere ancora più desolante il quadro, la legge di stabilità aumenta le spese per chi si appella al giudice di pace, con l’obiettivo di fare cassa e disincentivare i ricorsi (salvo retromarce con la solita circolare chiarificatrice). Nessun regalo, dunque: semmai, un po’ di carbone nella calza della Befana. Possiamo consolarci con i prezzi di benzina e gasolio, scesi del 16% rispetto all’autunno nero del 2012 per via del crollo del greggio. Una bella boccata d’ossigeno per tante famiglie. Ma, senza il peso di accise e Iva, la discesa sarebbe stata del 32%.
Guido Costantini