ACEA IN ALLARME - L’associazione dei costruttori automobilistici europei ACEA ha fatto squillare un campanello d’allarme: le colonnine di ricarica pubbliche in Europa sono ancora poche in assoluto. Ma c’è di più: quelle fast, che caricando velocemente permettono i viaggi più lunghi, sono ancora più scarse, essendo l’11,1% del totale. Questo accade mentre i governi e le istituzioni europei stanno discutendo il regolamento sulle infrastrutture per i combustibili alternativi (AFIR) proposto dalla Commissione europea a luglio. L'AFIR è una parte importante del piano d’azione europeo Fit for 55 contro l’inquinamento, che prevede una riduzione delle emissioni di gas-serra del 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990 (qui per saperne di più).
NUMERI POCO INCORAGGIANTI - L’ACEA evidenzia che i caricabatterie pubblici attualmente disponibili nell'UE sono circa 225.000, dei quali solo 25.000 permettono la ricarica rapida. Questo vuol dire che in Europa solo uno su nove punti di ricarica è veloce, ossia con una potenza superiore a 22 kW. Fra i punti di ricarica a bassa potenza - fino a 22 kW - si sono molte prese domestiche che arrivano a circa 3 kW. Ricaricare in questo modo può richiedere anche una notte intera, mentre la stessa operazione può essere portata termine in meno di un'ora connettendosi a una colonnina fast. ACEA ritiene quindi che per convincere più automobilisti a passare alle auto elettriche, un obiettivo funzionale al Fit for 55, sia necessario eliminare le difficoltà associate alla ricarica. Secondo il direttore generale di ACEA, Eric-Mark Huitema "Le persone hanno bisogno di vedere molti caricabatterie nel loro ambiente quotidiano e questi punti di ricarica devono essere facili da usare e veloci, per non dover aspettare a lungo in coda".

A MACCHIA DI LEOPARDO - La distribuzione delle colonnine rapide è molto irregolare. Alcuni Paesi dell’Est, pur con numeri assoluti molto piccoli, hanno alte percentuali di colonnine fast: in Estonia il 44,1% del totale dei punti di ricarica ha potenza sopra i 22 kW, percentuale che sale al 50,8% nella Repubblica Ceca. La Lituania fa ancor meglio con il 57,5% mentre la Lettonia ha 56 punti di ricarica sotto i 22 kW e ben 235 che lavorano a potenza maggiore. Il fanalino di coda è Malta, con zero punti di ricarica veloci, il Lussemburgo è allo 0,9%, la Grecia all’8% e l’Italia al 9,4%, al di sotto della media europea. L’Olanda è un caso particolare: i punti di ricarica veloci sono soltanto il 3,6% ma il loro numero è di 2.429 mentre i punti di ricarica sotto i 22 kW sono ben 64.236, più di quelli tedeschi e francesi. Sono numeri enormi se raffrontati alla superficie e alla popolazione olandesi: l’Italia ha 11.842 punti di ricarica lenti e 1.231 veloci con una superficie 7 volte maggiore e una popolazione che è 3,75 volte più grande di quella olandese.
POCA COERENZA - Facendo un rapido calcolo gli olandesi hanno quindi 1,6 punti di ricarica per km quadrato e quindi possono ricaricare ovunque: mentre sono dal parrucchiere, al cento commerciale, al ristorante. Questa situazione è però un’eccezione e fa dire a Huitema che “la ricarica dovrebbe essere comoda e semplice come lo è oggi il rifornimento di carburante. Purtroppo la proposta AFIR è ben lontana dal raggiungere questo obiettivo ed è assolutamente disallineata a quel che servirebbe per il raggiungimento degli obiettivi proposti per le auto riguardo le emissioni di CO2".







































































































