MANCANO I SOLDI - Il progetto della Hongqi S9 (nella foto qui sotto), l’hypercar elettrificata di extra-lusso cinese da 1.400 CV attesa nel 2023 a un prezzo di circa due milioni di euro, è in ritardo. Stando a quanto riportato sulle colonne de La Verità ieri in edicola, al momento il consorzio formato dalla start up statunitense Silk EV e dal colosso cinese FAW (la principale azienda automobilistica pubblica di Pechino, proprietaria del marchio Hongqi) non avrebbe ancora trovato i fondi necessari per assicurarsi l’acquisto dei terreni nella frazione di Gavassa, alle porte di Reggio Emilia, dove la joint-venture sino-americana ha in programma di costruire una fabbrica (nel disegno qui sopra) da oltre un miliardo di euro per avviare la produzione di super sportive ibride ed elettriche.
MANAGER IN FUGA - A poco sono servite le rassicurazioni espresse ai soggetti coinvolti nella società dal presidente della Silk-FAW, Jonathan Adam Krane, che - riporta sempre il quotidiano La Verità - avrebbe individuato un nuovo polmone finanziario nel fondo sovrano Kuwait Investment Authority, disposto, pare, a versare circa 60 milioni di euro per sbloccare la situazione. Una quindicina di manager, preoccupati dai ritardi del progetto, starebbe seriamente pensando di dimettersi, seguendo quanto fatto negli scorsi giorni dai pezzi da novanta ex Ferrari Amedeo Felisa e Roberto Fedeli, già diretti all’Aston Martin, dove assumeranno le cariche di amministratore delegato e responsabile delle tecnologie (qui per saperne di più).

UN CASO GEOPOLITICO - Lo sbarco della Silk-FAW in Italia porterebbe alla creazione di migliaia di nuovi posti di lavoro nella Motor Valley, accrescendo ulteriormente il ruolo di leadership dell’Emilia Romagna nella produzione di supercar. Eppure, al di là dei positivi risvolti occupazionali, l’operazione potrebbe essere poco gradita ad alcuni. “C’è la competizione di mercato e poi c’è la politica”, spiega a La Verità l’assessore allo Sviluppo economico della Regione Emilia Romagna, Vincenzo Colla, che sottolinea come sia impossibile negare l’aspetto geopolitico legato all’accordo tra una importante società d’ingegneria americana e una grande azienda cinese, per giunta tra le più vicine al potere politico del Paese del Dragone. Identità molto forti, per non dire ingombranti, e, per questo, monitorate con attenzione dal Governo, che potrebbe anche far scattare il proprio Golden Power (una specie di veto sull’operazione) per tutelare gli interessi del nostro paese e impedire, per esempio, l’assorbimento delle nostre competenze nel settore tecnologico da parte degli ingegneri cinesi.
I FONDI DEL PNRR - Un’altra importante questione legata al progetto Silk-FAW in Italia riguarda i fondi del Pnrr a cui la neonata joint-venture starebbe cercando di avere accesso per iniettare liquidità nell’operazione. Secondo quanto riportato dall’assessore Colla a La Verità sarebbero in corso da tempo colloqui con Invitalia (l’agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, partecipata al 100% dal Ministero dell'economia e delle finanze) “per arrivare a fare un contratto di sviluppo che utilizzi risorse del Mise finanziate anche attraverso il Pnrr. Sono risorse che, però, non potranno essere erogate senza aver prima visto gli investimenti annunciati dalla Silk-FAW”. Staremo a vedere.



























