Ha lo sguardo più “cattivo”

I ritocchi che, nella scorsa primavera, hanno interessato la gamma della Seat Ibiza (mascherina più sottile e presa d’aria nel paraurti anteriore di maggiori dimensioni), sono oggi disponibili anche per la sportiva della famiglia: la Cupra beneficia, inoltre, di nuove luci diurne a led e di inediti fari bixeno (di serie) che le danno un’ancor più decisa grinta. La meccanica è però invariata: il potente (179 CV) 1.4 a iniezione diretta di benzina e a doppia sovralimentazione rimane quello della vecchia Cupra.
Corsaiola, ma non si direbbe

Se la carrozzeria è sportiva, ma senza esagerazioni (l’unico particolare davvero “racing” è l’estrattore d’aria nero opaco con il grande terminale di scarico di forma trapezoidale), gli interni sono ancora più sobri: la Seat Ibiza Cupra si differenzia dalle “sorelle” più tranquille per i sedili più avvolgenti (ma non eccessivamente corsaioli) con profili in pelle che richiamano il colore della carrozzeria, il volante sportivo con logo Cupra e la pedaliera in acciaio. La plancia è curata negli assemblaggi, ma è costruita con materiali di aspetto economico (specie la plastica che riveste la parte superiore), e i tasti del “clima” automatico (di serie) sono piccoli. Il tasto delle “quattro frecce”, prima alla base della consolle, è ora in una posizione meglio raggiungibile. Il navigatore (optional) di 5” funziona anche quando viene rimosso dalla vettura e ha funzioni interessanti, sconosciute al dispositivo che equipaggiava la serie precedete della Seat Ibiza Cupra: il display mostra anche il regime del motore e la temperatura del liquido di raffreddamento, ha la funzione di “bloc notes” elettronico per prendere appunti ed è già predisposto per ricevere informazioni in tempo reale su traffico e previsioni del tempo (queste ultime due funzioni diverranno però attive dai prossimi mesi).
Sotto il cofano, nessuna novità

Il motore della Seat Ibiza Cupra non è cambiato: si tratta sempre del 1.4 bicompresso (ha il volumetrico e un turbo) da 179 CV che già equipaggia altri modelli del Gruppo Volkswagen. Su questa vettura relativamente leggera (1184 kg) fa un figurone, tanto che la Seat dichiara per la Cupra uno scatto da 0 a 100 km/h in soli 6,9 secondi e una velocità massima di 228 km/h. Per niente brusco, il quattro cilindri a iniezione diretta fornisce una spinta poderosa e progressiva a ogni regime. In particolare, spostando il selettore dell’ottimo cambio a doppia frizione (di serie) sul programma Sport, le riprese sono quasi fulminee e il rombo del motore si fa davvero “cattivo” e piuttosto cupo: la “voce” del propulsore viene modificata da un attuatore acustico elettrico che modula le frequenze nel sistema di scarico in funzione dei giri e del carico del motore. Le sospensioni rigide e il differenziale elettronico, che limita la tendenza ad allargare la traiettoria in curva, rendono la guida sempre sicura e divertente, mentre il comfort non è un punto di forza: in particolare, i “rallentatori” vanno affrontati con molta cautela per non avvertire troppi scossoni.
Però potrebbe essere più generosa
La nuova Seat Ibiza Cupra ha una buona dotazione (sebbene non sia certo “regalata”: 21.950 euro è il prezzo di listino), ma fa pagare a parte gli airbag per la testa e il navigatore. In occasione di questo restyling, sarebbe stato auspicabile proporli di serie.
Secondo noi
PREGI
> Cambio. Una trasmissione a doppia frizione davvero valida: rapida nel passaggio delle marce e non brusca.
> Motore. Un 1.4 turbo a iniezione diretta di benzina che dà del filo da torcere a motori più “grossi”. Molto vivace, non ha “vuoti” a basso regime.
> Tenuta di strada. Molto elevata: merito del differenziale elettronico (di serie) e degli ammortizzatori piuttosto rigidi.
DIFETTI
> Comandi. Azionare il “clima” automatico non è intuitivo le prime volte: i comandi sono piccoli e simili tra di loro.
> Dotazione. Tra alti e bassi: ha di serie i fari allo xeno ma fa pagare gli airbag per la testa e il navigatore.
> Plancia. Non è fatta male, ma appare povera per una versione sportiva che ha un prezzo non proprio “popolare”.