La Svizzera sta affrontando la crisi energetica con un piano articolato in più livelli di criticità cui corrispondono regole via via più stringenti tese a limitare i consumi, soprattutto di energia elettrica, che il Paese di Guglielmo Tell produce in abbondanza sfruttando anche numerose dighe alpine, senza contare il nucleare. Da Francia e Germania viene poi importato il 25-30% del fabbisogno ma oggi più che mai la preoccupazione è quella di essere indipendenti per non contare troppo su apporti esterni che potrebbero non essere infiniti.
In Svizzera le colonnine di ricarica per le auto elettriche sono molto diffuse e in quasi tutte le aree di servizio autostradali ne sono presenti in numero adeguato per far fronte a una domanda crescente di vetture “alla spina” (nel 2021 l’auto più venduta nel Paese è stata la Tesla Model 3); molti supermercati offrono la ricarica gratis nel tempo necessario per fare la spesa, anche con colonnine ultrafast. Se a questi fattori si aggiungono l’elevato potere d’acquisto di una parte rilevante della popolazione, una certa sensibilità ecologica e una forte tendenza all’innovazione, si comprende come l’auto elettrica sia già una presenza costante sulle strade e nei garage delle famiglie.
Questa situazione mostra però oggi un rovescio della medaglia, visto che l’elettricità per autotrazione inizia a diventare una parte non trascurabile dei consumi energetici elvetici. Così, se nel secondo livello dei provvedimenti allo studio del Dipartimento federale dell’economia, della formazione e della ricerca DEFR (Domande e risposte: misure per contrastare la penuria di energia elettrica (consultazione) si prevede di ridurre il limite di velocità autostradale a 100 km/h per tutte le autovetture, così da ridurre il consumo di carburante fossile da utilizzare in modo compensativo nei generatori d’emergenza e negli impianti biocombustibili, nel terzo livello si paventa, in caso di penuria persistente, di vietare l’utilizzo per diporto delle auto private elettriche, concedendo deroghe ai soli spostamenti legati all’esercizio della propria professione e per necessità (fare la spesa, recarsi dal medico, per esempio).
Nulla di allarmante, sostengono da oltre Gottardo: semplicemente ci si è posti sin d’ora il problema di come modificare i propri comportamenti individuali per ridurre i consumi energetici in caso di penuria di elettricità più o meno persistente, con provvedimenti che dovranno comunque passare al vaglio dei Cantoni e della Confederazione.