SONO SPUNTATE UN PO’ OVUNQUE - Sempre più difficile la convivenza fra chi percorre le vie cittadine. Comparse nel 2003, le prime piste riservate alle bici (più di recente, anche ai monopattini) sono spesso delimitate e protette da cordoli. Per andare incontro alla nuova mobilità “ecologica” in modo più rapido (ed economico), però, dal 2020 i comuni dispongono di una nuova norma (la legge numero 20) che ammette la creazione anche di corsie ciclabili. Prive di qualunque protezione laterale e non rigidamente precluse ad auto, moto, furgoni e mezzi pubblici.
COSÌ, IL PERICOLO AUMENTA - Questo permette che le traiettorie di veicoli diversi s’incrocino: per esempio, per consentire a un’auto di raggiungere una posizione di parcheggio, o di uscirne. Inoltre, proprio le corsie ciclabili offrono spazio a furgoni e vetture per soste pericolose (oltre che illegali). Tra piste e corsie ciclabili, in termini di sicurezza corre una bella differenza: come dimostra la nostra indagine, svolta ad aprile 2022 a Milano, Torino, Parma, Genova e Bologna. Non a Roma: curiosamente, nella capitale, le corsie ciclabili non esistono.
RITARDO LEGISLATIVO - C’è, poi, una questione normativa. Manca ancora un decreto attuativo che adegui il Regolamento del codice della strada, stabilendo dimensioni e posizioni delle corsie ciclabili. Oltre al tipo e ai colori della relativa segnaletica, verticale e sul terreno. I comuni, così, usano le stesse indicazioni e segnalazioni già impiegate per le “vecchie” piste. Nella stessa strada o zona della città, quindi, accade di trovare prima una striscia laterale discontinua con l’icona della bici disegnata a terra, poi solo quest’ultima... Un caos.
FINO AL 2019 C’ERA SOLO LA PISTA CICLABILE
È un percorso riservato, a cui possono accedere soltanto le biciclette e i monopattini (elettrici o no). È delimitata da una striscia bianca larga 12 centimetri, uno spazio di 12 e una linea gialla di 30 cm. Alcuni comuni (come Milano, nei pressi della stazione Centrale) aggiungono cordoli integrati da paletti verticali. Così, per chi guida auto, moto o furgoni, superare questa barriera diventa molto più difficile. Se la pista ciclabile è nel senso di marcia, e se gli spazi di sicurezza lo consentono, la sua larghezza minima è di 1,50 metri. Se vale per entrambi i sensi, ne misura 2,50 (1,25 per ogni direzione).
DAL 2020, ESISTE ANCHE LA CORSIA CICLABILE
Di solito, è contraddistinta dalla sagoma di una bici sull’asfalto, oltre che da una striscia bianca continua o tratteggiata. Possono percorrerla solo cicli e monopattini, e hanno sempre la precedenza. Ma… Uno: nelle strettoie, è valicabile dalle auto (oltreché da altri veicoli). Due: può essere attraversata dalle vetture per accedere alla sosta o a vie laterali. Tre: può essere impegnata dai mezzi pubblici durante le fermate. Non è richiesta una larghezza minima costante. Il codice della strada ammetterebbe la creazione di corsie ciclabili nel senso inverso rispetto a quello delle auto, sul lato sinistro della strada: ma la questione è controversa.
MILANO
Da anni capofila della nuova mobilità, il capoluogo della Lombardia progetta la creazione di piste e corsie ciclabili ovunque. Il centro è la zona privilegiata, con limiti di velocità per le auto di 30 km/h (e, a volte, anche di 15).
Nella foto qui sopra, a Milano, in viale Monza, un’automobile affianca una bici che percorre la corsia ciclabile. Pochi metri dopo, alcuni veicoli in sosta (vietata) sulla stessa corsia ciclabile riducono in modo pericoloso lo spazio a disposizione del ciclista: un rischio.
Nella foto qui sopra, in via Martiri Oscuri, sull’asfalto si “indovinano” pallide bici stilizzate, all’interno di rettangoli più scuri. Niente strisce bianche. E questa sarebbe una ciclabile sicura?
Nella foto qui sopra, in via Pola, la corsia per le bici è soffocata. A sinistra, le auto; più oltre, un furgone in sosta vietata; a destra, una zona di sosta per disabili, anch’essi poco agevolati.
TORINO
Segue a ruota Milano: ma nelle sue strade, ancora più strette, i pericoli crescono, specie quando il traffico sale nelle ore di punta. Al punto che i ciclisti si ritrovano spesso in coda, quasi fossero auto in tangenziale.
Nella foto qui sopra, in corso Vittorio Emanuele, il ragazzo in bici è bloccato da un muro di auto sulla corsia ciclabile. E il dehors del bar (perfettamente lecito) non lo aiuta.
Nella foto qui sopra, sempre in corso Vittorio Emanuele, una ciclabile finisce dritta nello stallo giallo della fermata del bus. A sinistra, una nuova ciclabile spunta praticamente dal nulla.
BOLOGNA
La città ha dichiarato di mirare a un sistema completo di ciclabilità: altri 50 km di nuova rete sono già finanziati e pronti a essere realizzati entro il 2024. Si punta a un deciso aumento anche dell’uso di monopattini.
Nella foto qui sopra, in via Saragozza, la ciclista viene... presa in mezzo: a sinistra il bus; a destra, l’auto in sosta regolare nello stallo blu. Più i raccoglitori dell’immondizia…
Sempre in via Saragozza, un incrocio fra la corsia ciclabile e quella per le auto. Se il semaforo rosso non viene rispettato, per i ciclisti sono guai.
GENOVA
Sotto la Lanterna si sono scatenate le maggiori polemiche fra chi critica le corsie ciclabili e il Comune, che le difende definendole del tutto legali. Resta un fatto: gli spazi per bici e monopattini sono tutt’altro che ampi.
PARMA
Stando al Comune, le corsie ciclabili realizzate di recente hanno un impatto minimo sulla circolazione di auto, moto, furgoni e bus pubblici. Fra gli obiettivi, favorire i ragazzi nel tragitto da casa a scuola e ritorno.
Nella foto qui sopra, la ciclabile di via Langhirano non è rassicurante: chi la percorre dovrà badare ai bus, a sinistra, e ai mezzi che entrano o escono dalla stazione di servizio a destra.
UN BEL PASTICCIO, FRA LEGGI A METÀ E COMUNI FRETTOLOSI - Il peccato originario è nella riforma (monca) del codice della strada del 2020: non ci sono ancora regole che disciplinino con precisione le corsie ciclabili, con dimensioni e segnaletica adatte alla sicurezza. L’ansia di creare il maggior numero di corsie ciclabili nel minor tempo possibile contribuisce a renderle poco sicure. A questo si somma il mancato rispetto delle regole: a cominciare dal divieto di sosta.